La Signora Eugenia e il passero solitario

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cap. 2) La vite sul lago d’Orta: il contesto e il nostro metaprogetto

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Secondo notizie raccolte da Attilio Scienza, che insieme a Donato Lanati ci ha dato una mano agli inizi della nostra impresa, la coltivazione della vite è presente sul lago d’Orta da tempi antichissimi: “Plinio nel libro XVI° della Naturalis Historia parla dei vini di Verbania e del lago d’Orta definendoli “asprigni” perché le viti erano coltivate ad alteno (sugli alberi, con grande sviluppo) …

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Nel 1300 si parla di un vitigno chiamato “Belna”, il nome romano di Beaune, forse il Pinot nero o il Gamay, della Varenca uva tipica del lago d’Orta, di Pignoli e del Neretto”. Lo testimoniano anche alcune pergamene della Basilica di San Giulio. Nella prima del 10 ottobre 892 Vualperto del fu Ambrogione di Pittinasco conferma il legato di due terre comprendenti vigne e boschi di castagni fatto dal padre a Immelda, sua madre. Segue la pergamena del 22 gennaio 1181 nella quale Ardicione del fu Lombardo vende a Giacomo Morro una vigna cintata in Pitinasco (ubi dicitur ad Novella) per tre denari d’argento imperiali, con l’obbligo di pagare un denaro alla chiesa di San Giulio e ai signori di Casaleggio, sotto il diretto dominio dei quali quella terra è situata. In altro documento del secolo seguente (26 giugno 1259) il prevosto di San Giulio investe Ardicione di Manfredo di una terra tra Crabia e Pitenasco (ubi dicitur ad Rancum).
Più recentemente dalle ricerche di Angelo Marzi all’Archivio di Stato di Torino è risultato che nel Catasto di Maria Teresa del 1723 alcuni terreni erano già coltivati a vite (pf. n. 151). E nel Catasto Rabbini del 1864 buona parte dei terreni intorno agli edifici dell’azienda erano coltivati a vite (T. n. 115, Sommarione: fasc. n. 78).

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Qui sul lago insomma il vino esiste da molto tempo. Ancora oggi lungo le sponde del lago non sono rari i piccoli appezzamenti di terra nei quali si continua a coltivare la vite (uva americana e qualche raro nebbiolo) e a produrre un po’ di vino per il consumo famigliare. Ma a nostra conoscenza nessuno aveva mai tentato di produrre in modo professionale un vino di qualità eccellente.
La nostra intenzione è stata di operare un intervento qualificante per la zona del lago in termini di architettura e di eco-sistema, rispondendo anche ai principi vigenti in ordine alla riqualificazione dell’agricoltura nei terreni collino-montani. Eravamo consapevoli di agire in condizioni climatiche e pedologiche non convenzionali (terreni sabbiosi a pH acido e piogge particolarmente abbondanti), ma anche di trovarci sulle pendici di un cocuzzolo, il monte Mottarone, fatto di graniti e di gneiss che avrebbero contribuito alla sorprendente personalità dei nostri vini. Incoraggiati da Luigi Veronelli, dopo alcuni contatti dapprima con l’enologo Donato Lanati e successivamente con Nicolas Joly, il viticoltore francese propugnatore dei vini naturali, nel 2001 abbiamo deciso di sposare la causa della biodinamica sotto la guida di Jacques Mell con l’obiettivo di produrre dei vini della più alta qualità offerta dal terroir del lago d’Orta.

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Con il progetto architettonico di Alessandro e Francesco Mendini la Cascina Eugenia è stata restaurata diventando la nostra residenza e gli immobili della masseria sono stati riportati alle funzioni originarie. All’interno della nuova azienda agricola abbiamo progettato e organizzato il ciclo completo della produzione del vino. I vini: un pinot nero, uno chardonnay e un vino da uve stramature (con le relative grappe) che sono disponibili dal maggio 2014, e uno spumante pas dosé che sarà disponibile a partire dal 2015.

Alberto Alessi e Laura Pessina