La Signora Eugenia e il passero solitario

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Introduzione

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Da molti anni accarezzavo la fantasia di produrre del buon vino sul lago d’Orta, e nonostante fossi assorbito totalmente dal mio mestiere principale di responsabile di una delle fabbriche del design italiano questa fantasia me la sono tenuta in un angolo del cuore. Quando ho dunque saputo che la Cascina Eugenia di Pratolungo era in vendita ho capito che era arrivata l’ora e una nuova avventura stava per cominciare.

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intro02In quell’epoca, agli inizi degli anni 2000, stavo cercando con Laura un luogo dove costruire la nostra casa: cosa c’era di meglio che vivere nel mezzo dei vigneti sulle pendici digradanti verso il lago, davanti a una delle vedute più belle dell’isola di San Giulio? Anche se il complesso degli edifici era molto più grande di quanto ci necessitava, incoraggiati da Luigi Veronelli, amico e consulente storico della Alessi, abbiamo così iniziato con un certo grado di incoscienza la nostra strada enologica.
A poco a poco mi sono reso conto che, come è successo per altre mie avventure, la storia che avevo cominciato a creare aveva del paradossale, tendeva cioè a discostarsi dalle connotazioni abituali di imprese consimili. Non ero infatti, né sono, un vignaiolo o un viticoltore, anche se sognavo di produrre del buon vino. Non avevo in mente il business come obiettivo principale, anche se ero consapevole del fatto che nel lungo termine sarebbe risultato inevitabile fare i conti con profitti e perdite. Mi interessava piuttosto come dire la costruzione letteraria che stava nascendo nella mia fantasia: vivere in una dimensione agreste lontana da quella che era stata fino a quel momento la mia esistenza, conoscere e coltivare la vite con l’obiettivo di fare del vino molto buono, abitare in quel luogo magnifico che ha di fronte l’isola di San Giulio nel mio amato lago d’Orta.

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Costruire un progetto globale intorno a un’idea estetica che riguardava, si, la qualità del vino ma anche tutte le cose che gli sarebbero state intorno come le architetture, la cantina, la bottiglia, la grafica delle etichette, il packaging, il sito web, insomma tutti gli aspetti della sua comunicazione e della sua fruizione.
Mentre scrivo mi sto rendendo conto di avere lavorato a una specie di gesamtkunstwerk sui generis, o meglio alla inconsapevole scoperta di un nuovo genere letterario fatto di racconto, di ricerca storica, di cronaca, di estetica, di immagini oltre che naturalmente di vino. Forse anche una specie di opera aperta nella quale ho chiamato a recitare alcuni degli autori e dei personaggi che mi sono stati vicini in questo decennio. Ognuno di loro ha recitato una parte in questa storia: Alessandro e Francesco Mendini con Alex Mocica e Alessandro Ciapponi autori del progetto architettonico; Luigi Veronelli angelo istigatore dell’intrapresa vitivinicola; Jacques Mell guida nella biodinamica; Alberto Gozzi gastronomo e impareggiabile incoraggiatore nei momenti difficili; Christian Prudhomme, Patrizio Gasparinetti e Monica Rossetti consulenti agronomici e enologici; Martì Guixè autore della grafica corporate; Giacomo Giannini con i filmati d’autore sulla Cascina Eugenia; Gianfranco e Anna Gasparini inventori e disegnatori degli assai complessi mobili per accogliere le bottiglie in cantina… per non parlare di Leonardo che mi ha dato il “la” per il disegno della bottiglia Leo della quale parlo più avanti. Né degli amici che ci hanno accompagnato e dato una mano volonterosa nei momenti del bisogno: Alberto, Giancarlo, Fanny, Vincenzo, Paola, Alessandro, Giorgio, Bruno, Lucia, Andrea …
Ma andiamo per gradi.